Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Ognuno di noi ha fatto l'esperienza di avere un pensiero che in maniera involontaria si è imposto nella nostra mente, un'immagine comparsa improvvisamente. Ogni giorno abbiamo tantissimi pensieri di questo tipo. Alcuni di noi, tuttavia, sperimentano la presenza di alcuni pensieri, immagini, impulsi che si presentano al di fuori del proprio controllo e che sono spiacevoli, provocano disagio alla persona. Questi pensieri prendono il nome di ossessioni. La persona a questo punto cerca di ignorarli oppure si sente obbligata ad eseguire delle azioni, che possono essere comportamenti veri e propri o azioni mentali (ad es. contare, pregare, ripetere una parola), che hanno lo scopo di ridurre il disagio provocato dal pensiero, o di evitare un evento temuto. Tali azioni sono dette compulsioni. Le compulsioni non sono collegate in maniera logica e reale alla situazione temuta oppure sono chiaramente eccessive. Esse, inoltre, diventano ripetitive, assumono l'aspetto di un rituale.

La condizione in cui si ha la presenza di ossessioni e compulsioni prende il nome di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Queste manifestazioni disturbano notevolmente la persona nei vari ambiti della sua vita e lo impegnano per molto tempo nell'arco della giornata (almeno un'ora al giorno). La loro presenza, inoltre, non è dovuta all'assunzione di una sostanza psicoattiva o ad una condizione medica.

 

Le ossessioni più frequenti riguardano:

  • contaminazione

  • perdita di controllo sui propri pensieri e/o sul proprio comportamento

  • paura di recare danno ad altre persone

  • perfezionismo

  • pensieri blasfemi

  • pensieri sessuali indesiderati

 

Le compulsioni più frequenti sono:

  • pulizia

  • controllo

  • ripetizione di azioni

  • compulsioni mentali, quali contare, pregare ecc.

 

A che età compare?

Solitamente il disturbo compare intorno ai 19 anni, anche se nel 25% dei casi l'esordio avviene prima dei 14 anni. La comparsa oltre i 35 anni è infrequente ma possibile.

Solitamente i sintomi compaiono in modo graduale, tuttavia è possibile anche un esordio acuto.

 

Quanto è diffuso?

Il disturbo ossessivo-compulsivo è presente nell'1-2% della popolazione. Le femmine mostrano un tasso leggermente superiore rispetto ai maschi, questi ultimi tuttavia sviluppano il disturbo solitamente in età infantile.

 

A cosa è dovuto?

Ad oggi ancora non è stata individuata una causa chiara e unica per questo disturbo. I fattori che concorrono al suo sviluppo, infatti, sono molteplici.

Un ruolo importante è ricoperto dalla genetica. Avere un parente di primo grado con DOC, infatti, rende più probabile sviluppare il disturbo, ma la relazione tra i due non è di tipo deterministico.

Il cervello sembra essere coinvolto nel disturbo. In particolare la ricerca mostra la presenza di problemi di comunicazione tra la parte frontale del cervello e strutture più profonde. Ciò lo si deduce dalla risposta positiva che persone con DOC hanno a farmaci serotoninergici. Studi di neuroimaging, inoltre, mostrano modificazioni a livello di queste aree dovute alla terapia cognitiva.

La teoria cognitiva spiega il disturbo come legato all'attribuzione di un'eccessiva importanza da parte della persona a dei pensieri automatici. Essi vengono vissuti in maniera negativa dall'individuo, caricati di significati negativi; la persona prova forti sensi di colpa solamente per avere tali pensieri ed immagini, e si sente responsabile per le loro possibili conseguenze.

 

Tentativi della persona per ridurre il disagio

Spesso chi soffre di DOC tende a chiedere rassicurazioni alle persone vicine, soprattutto familiari e partner. Per esempio chiede conferma di aver chiuso il gas o la porta di casa, di non essere omosessuale (se l'ossessione riguarda la propria omosessualità). Questo fornisce all'individuo una momentanea tranquillità, ben presto però l'ansia si ripresenta e tutto ricomincia di nuovo.

Un'altra strategia che le persone spesso utilizzano è quella di evitare le situazioni, gli individui, gli stimoli che potrebbero far partire l'ossessione. Purtroppo si inizia da pochi elementi evitati, per poi espandersi a macchia d'olio, fino a che la persona, nei casi più gravi, si rinchiude in casa e la sua vita è completamente assorbita dal disturbo.

A dispetto di ciò che crede la persona ed il motivo per cui le mette in atto, il momentaneo sollievo che trae da questi tentativi è fallimentare; essi infatti rinforzano il disturbo favorendo il suo consolidarsi ed il suo aggravarsi.

 

Decorso

Se non viene curato il disturbo tende a diventare cronico, frequentemente con oscillazione tra periodi in cui la sintomatologia è più marcata e quelli in cui è ridotta. La remissione spontanea infatti si verifica solo nel 20% dei casi.

Il 40% delle persone che ha un esordio in età infantile o adolescenziale ha una remissione del disturbo in età adulta. Allo stesso tempo però un esordio precoce può comportare la presenza del DOC per tutta la vita.

Il decorso del disturbo spesso è complicato dalla presenza di altri problemi in comorbilità. Sono frequenti infatti disturbi d'ansia, dell'umore (in particolare depressione) anche in conseguenza della sintomatologia del DOC.

 

Terapia

Le ricerche mostrano che il trattamento psicoterapeutico d'elezione per il DOC è la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Essa nel trattamento di questo disturbo combina due aspetti: quello comportamentale e quello cognitivo. La tecnica comportamentale più efficace è l'esposizione con prevenzione della risposta. Essa consiste nell'esporre la persona allo stimolo/situazione che provoca ansia. Ovviamente ciò deve avvenire in maniera graduale e tollerabile per la persona. Restando a contatto con lo stimolo ansiogeno per un tempo prolungato, la persona sperimenta che l'ansia diminuisce gradualmente, in quanto ci si abitua allo stimolo stesso. Allo stesso tempo l'individuo evita o posticipa l'esecuzione di quei comportamenti rituali (compulsioni) che seguono la comparsa dell'ossessione. La persona, con la ripetizione della tecnica, si accorgerà che l'ansia si abbassa anche in assenza del rituale.

La terapia cognitiva modifica alcuni pensieri automatici e disfunzionali della persona. In particolare interviene sull'eccessiva importanza che attribuita ai pensieri ossessivi, sul senso di responsabilità relativa ad essi ed alle conseguenze di questi, sulla necessità di controllare i propri pensieri, sulla sovrastima della pericolosità dell'ansia.

Nei casi più gravi del disturbo si ricorre anche alla terapia farmacologica. I farmaci che sono stati utilizzati in questo senso sono antidepressivi, recentemente viene fatto maggiore ricorso agli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI). In persone che non rispondono a questi farmaci, sono stati utilizzati anche neurolettici di ultima generazione. La terapia farmacologica deve essere comunque sempre affiancata da una psicoterapia o cognitivo-comportamentale, trattamento di prima scelta per il disturbo ossessivo-compulsivo.

 

Studio di Psicologia "LA FENICE" 

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